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BERGAMO. LUCIANA FRATUS ELETTA ALLA GUIDA DELLA FILLEA

30.01.17 “La Cgil, la Fillea sono la mia casa, con tanti di voi sono ‘diventata grande’, abbiamo condiviso non solo il lavoro ma anche pezzi di vita”: visibilmente commossa nel ripercorrere i suoi 24 anni in Fillea, Luciana Fratus - che di anni ne ha 44 e che, infatti, ha messo piede per la prima volta al sindacato poco più che ragazzina - è stata eletta nuovo segretario generale del sindacato degli edili della Cgil di Bergamo. È la prima donna a ricoprire questo ruolo in provincia. In tutt’Italia ci sono altre 14 donne a capo di altrettante Fillea territoriali su circa un centinaio di sedi di categoria."

Il comunicato prosegue:

 

L’elezione è avvenuta venerdì scorso alla Scuola Edile di Seriate: dei 46 componenti dell’Assemblea Generale presenti, 41 hanno votato a favore della candidatura di Fratus (3 contrari, 2 astenuti). Hanno partecipato ai lavori il segretario generale della FILLEA-CGIL nazionale Alessandro Genovesi, il segretario generale regionale di categoria Ivan Comotti e il segretario generale della CGIL di Bergamo, Gianni Peracchi.

Fratus prende il posto di Angelo Chiari, giunto alla fine del secondo mandato come segretario generale. Chiari lavorerà ora per la CGIL provinciale: “Un pensiero speciale va ad Angelo, il compagno di tante avventure, con cui ho condiviso ansie, gioie e delusioni” ha commentato Fratus. “Angelo ha avuto il difficile compito di guidare la FILLEA negli anni più bui della crisi che ha pesato in modo devastante sui settori della nostra categoria”.

Nata nel 1972 a Bergamo, dove ancora risiede, Luciana Fratus è stata per due mandati consecutivi membro della segreteria provinciale della FILLEA-CGIL dal 2001 al 2009. Dal 2010 è componente della segreteria provinciale della CGIL. La sua esperienza lavorativa in CGIL è iniziata nel 1993 come impiegata, quando aveva appena 20 anni.

Nel suo intervento programmatico prima del voto, Luciana Fratus ha toccato diversi e delicati temi territoriali: la vertenza Italcementi, l’unificazione delle casse edili, la crisi del settore delle costruzioni e l’avvio della campagna referendaria anche in provincia di Bergamo.

A proposito di Italcementi, Fratus ha sottolineato: “Non è stata solo una vertenza sindacale ma anche sociale e politica che ha interrogato l’intero Paese su quale politica industriale mettere in campo per rilanciare un settore strategico come quello delle costruzioni. Un’economia che si basa sulle operazioni finanziarie, che accoglie con plauso le ristrutturazioni aziendali, a danno della produzione reale, non riconosce il valore del lavoro e la sua dignità. È stato sconfortante osservare come l’assenza di una politica industriale nell’ultimo ventennio abbia portato l’Italia ad essere sempre più marginale all’interno dei grandi processi economici e industriali globali. Italcementi è l’esempio emblematico: il titolo ha creato valore agli azionisti in corrispondenza di accordi di riduzione di personale, di fusione dei concorrenti, e di vendita dell’impresa. Non ha creato valore all’impresa uno dei più grandi investimenti a livello tecnologico e produttivo in Italia nel settore del cemento degli ultimi 5 anni (revamping cementeria di Rezzato). La vendita del 45% delle azioni del Gruppo  Italcementi da parte di Italmobiliare annunciata il 28 luglio 2015 ha aggravato in modo drammatico una situazione già in difficoltà dal 2012. Pur nella consapevolezza che i nuovi assetti mondiali dei competitor nel settore del cemento avrebbero avuto ripercussioni anche sul gruppo Italcementi, si è però passati dalle dichiarazioni di Carlo Pesenti all’inaugurazione di Rezzato nel novembre 2014, che annunciava investimenti sulle dismissioni derivanti dalla fusione di Holcim-Lafarge, alle sue dimissioni da imprenditore con l’annuncio della vendita delle sue azioni. Oggi Italcementi è straniera. Con l’accordo del maggio 2016 ci siamo assunti la responsabilità di tenere insieme la vertenza. Ora spetta al Governo fare la sua parte con la proroga dell’ammortizzatore sociale per permettere la gestione dei 600 esuberi del Gruppo (di cui 350 solo sul territorio bergamasco) e con la continuazione della trattativa con i tedeschi per la diminuzione del numero dei licenziamenti. Non vogliamo proclami, ma certezze. Per noi la vertenza non è giunta al termine, continueremo a sostenere e a stare vicino ai lavoratori in questo momento difficile della loro vita”.

La neoeletta ha poi parlato di crisi e unificazione delle casse edili: “A Bergamo il settore delle costruzioni che negli anni pre-crisi pesava per il 10% sul Pil del territorio è tornato ai livelli produttivi degli anni sessanta. La relazione di ‘due diligence’ elaborata da REVIPROOF che fotografa la realtà dei due enti bergamaschi ci dice che le casse edili territoriali nel 2010 contavano 21.898 addetti mentre nel 2015 12.873, che le imprese erano 3.968 mentre nel 2015 2.611 (-45%) e la massa salari circa 250 mln di euro e nel 2015 146 mln di euro. Dati drammatici che ci dicono come la ricomposizione del settore non possa più aspettare o non ci sarà più alcuna autonomia da difendere e nessun  paletto politico da piantare, saranno altri che sceglieranno. I nostri enti bilaterali da sempre considerati un fiore all'occhiello e una conquista importante dei lavoratori per i lavoratori, oggi devono essere ripensati.  L'unificazione è la prima tappa fondamentale. La cassa edile unica dovrà tornare ad essere ‘mutualità ed assistenza’ per lavoratori e servizio alle imprese con una eguale e corretta redistribuzione delle risorse; può, e deve, diventare un presidio di legalità con il controllo degli appalti attraverso la verifica della regolarità contributiva. Cosi come la scuola edile, nata come ente formatore del settore, deve, oltre ad essere punto di riferimento per la filiera delle costruzioni, mantenere anche il ruolo di formazione continua per i lavoratori occupati e non dell'edilizia. Se è vero che il settore sta cambiando e serviranno nuove tecniche di costruzione e nuovi materiali, ci dovranno essere anche lavoratori preparati in grado di utilizzarli; la nostra Scuola Edile ha un enorme potenziale che non può essere utilizzato solo per logiche di bilancio ma deve essere messo al servizio dei lavoratori e delle imprese. La Scuola, insieme al Cpta e al lavoro degli RLST deve continuare ad essere un presidio della sicurezza contribuendo cosi ad innalzare la sensibilità del sistema delle imprese e dei lavoratori, in un settore con un indice infortunistico purtroppo ancora molto elevato”.

“In questi anni difficili abbiamo continuato a rinnovare i contratti, ma abbiamo anche tentato di ‘proteggere’ i lavoratori cercando di gestire al meglio ogni situazione, difendendo il posto di lavoro e cercando di attenuare gli effetti degli ammortizzatori sociali sul salario. Dove abbiamo ‘perso lavoro’ abbiamo cercato di contenerne l’impatto. Oggi che ci sono timidi segnali di ripresa dobbiamo ripartire dalla condizione dei nostri lavoratori in fabbrica, estenuati da anni di sacrifici, rinnovando i contratti di 2° livello. In Unicalce abbiamo firmato l’accordo aziendale nell’anno appena passato, così come alla Promat e in Minelli. In Foppapedretti e Arditi è accaduto nel 2015. In Italcementi è già iniziata la discussione, anche se per la cementeria di Calusco abbiamo chiesto e ottenuto l’applicazione dell’'accordo sui combustibili alternativi. In Italgen, Novem e Scaglia, in attesa di presentare la piattaforma, abbiamo ottenuto riconoscimenti economici per i lavoratori”.

Infine, l’importante appuntamento che occuperà tutta la CGIL nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: “Dopo la raccolta di 4.500.000 firme in tutt’Italia, di cui 15.000 a Bergamo, ci aspetta una campagna referendaria dove la FILLEA sarà protagonista.  A voi delegati chiedo uno sforzo importante perché siete il nostro braccio e la linfa vitale tra i lavoratori. ‘Con 2 sì’ sarà il nostro slogan: uno per l’eliminazione dei voucher e uno per la responsabilità in solido negli appalti, per liberare il lavoro e costruire un’ altra Italia. Oggi è il momento per farlo!” ha concluso la neoeletta.

 

Fonte: Cgil Bergamo 

  Scritto da Comunicazione   





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